Tasi, a Milano le detrazioni pesano sulle famiglie

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Ci siamo. Dopo mesi di indiscrezioni, scaramucce politiche da campagna elettorale, proteste dei comuni (insomma, tutto tranne che un minimo di voce data a chi le tasse le paga), ecco che il tempo per la definizione e la quantificazione della Tasi è praticamente finito. Impossibile dare una risposta netta alla classica domanda “è più o meno cara del’IMU?” visto che molto dipenderà dalle rendite catastali degli appartamenti in questione.

Costerà meno per le rendite catastali elevate, nella maggior parte dei casi sarà uguale a zero per le rendite basse (fino a 300 euro) che però anche con l’Imu non pagavano nulla. C’è poi una grande fascia di mezzo, diciamo tra i 300 e i 900 euro di rendita, dove la Tasi può costare di più, almeno dove il Comune non è intervenuto prevedendo detrazioni. Ricordiamo che perché la delibera sia efficace per determinare il pagamento della prima rata è necessario che entro il 31 maggio sia pubblicata sul sito del ministero dell’Economia e che il termine ultimo per inviare le delibere stesse è fissato in venerdì prossimo. Di fatto solo 850 Comuni fino a oggi hanno effettuato la pubblicazione e tra questi non ci sono ad esempio né Milano né Roma. Ma, al di là della tempistica dei pagamenti, vediamo nel concreto cosa potrebbe succedere con la Tasi nel capoluogo lombardo.

Le detrazioni di Milano pesano sulle famiglie
Il capoluogo lombardo ha deciso di tenere l’aliquota allo 0,25% prevedendo detrazioni legate al reddito (la discriminante è 21mila euro all’anno) e alla rendita catastale dell’immobile. Il criterio adottato da Palazzo Marino penalizza le abitazioni di medio livello e le famiglie con figli. Ipotizziamo un’abitazione ci categoria A3 e di 70 metri quadrati: un proprietario senza figli conviventi pagherà 230 euro a fronte dei 165 sborsati per l’Imu. Una differenza di 65 euro che nel caso vi fossero 2 figli salirebbe a 165.

— fonte corriere.it

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