Mercato Immobiliare, la doppia faccia di Expo 2015

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Si stanno consultando sempre più spesso i soci della società Arexpo (Regione Lombardia, Comuni di Milano e Rho, Provincia e Fondazione Fiera di Milano) per definire un piano alternativo per la vendita dell’area EXPO, alla luce del deludente bando che si è tenuto a novembre.

Le banche attendono segnali forti da parte della società titolare delle aree: il contratto di finanziamento, per un valore complessivo di circa 160 milioni di euro, scade ad aprile 2017 e negli accordi iniziali la società si era impegnata a individuare entro la fine del 2015 un soggetto sviluppatore interessato ad acquisire l’area. Di fronte all’assenza di garanzie per il futuro, il pool di istituti di credito (guidato da Intesa SanPaolo) potrebbe impugnare il contratto e chiedere in pegno le azioni appellandosi all’”eccezionalità” delle circostanze.

Tra le opzioni all’esame, la via che – secondo indiscrezioni – sembra trovare l’accordo di tutti potrebbe passare attraverso uno “spacchettamento” delle superfici (si parla di 8-10 pezzi da alienare separatamente) e una contestuale svalutazione.

Per quanto riguarda lo “spacchettamento” dell’area (che complessivamente si estende su 1,1 milioni di metri quadrati), l’importante è che l’alienazione dei diversi lotti avvenga in parallelo: solamente così, attraverso una cessione in contemporanea e non in sequenza, si potrà garantire anche all’investitore di comprare una porzione di superfici sapendo cosa succederà nel lotto confinante, mantenendo una forte regia pubblica sul progetto.

 

Ma non ci sono solamente dubbi all’orizzonte. L’evento mondiale che dovrà dare slancio a Milano e a tutta la lombardia comincia a dare anche i primi segnali positivi. I grandi operatori turistici, ad esempio, stanno scaldando i motori. Il gruppo Uvet, specializzato in viaggi d’affari, ha già prenotato un milione di posti letto e, secondo le proiezioni della Camera di commercio, già il 38% delle camere disponibili a Milano sono state fermate. Il tasso di occupazione durante i 180 giorni di apertura dell’esposizione universale si spera possa essere in mantenuto come eredità anche dopo, una volta spenti i riflettori. Per evitare problemi nelle fasi successive all’evento bisogna creare una reputazione in grado di riposizionare Milano come meta turistica e non solo come meta di business. Altro aiuto potrebbe essere quello di non alzare i prezzi, come è successo prima delle Olimpiadi a Londra, con il rischio di annullare la maggior parte dei benefici negli anni successivi.

Con Expo 2015 gli operatori si aspettano un aumento del giro di affari annuo pari in media al 22 per cento. Tra questi ci sono realtà che hanno investito molto. Gdf Group, ad esempio, ha annunciato oltre 20 milioni di investimenti a Milano: con il completamento dell’Ibis di Lainate, l’acquisto dell’Hilton Garden Inn di Precotto e il rilancio del Gran Hotel Villa Torretta (in alto in foto) la loro disponibilità sale a 400 camere, con l’obiettivo di toccare quota mille nel 2018. Arriva il 2015. Buon Anno e Felice Expo

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