Euribor basso? Le banche consigliano il fisso

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Altro effetto dell’Euribor sotto zero è che gli istituti bancari hanno cominciato decisamente a spingere il tasso fisso. Una spinta che riguarda sia le nuove erogazioni, sia le surroghe, ovvero quando si sposta il mutuo presso un’altra banca riducendo il tasso e potendo anche scegliere di rimodulare (riducendo o aumentando) la durata.

Secondo un’indagine del Sole 24 Ore alcuni istituti stanno contattando i clienti che hanno un mutuo a tasso variabile proponendogli la conversione a fisso. Lo spread rimane lo stesso ma il mutuatario rinuncia all’Euribor azzerato (o negativo per questione al momento di centesimi) e lo rimpiazza con l’indice Eurirs corrispondente alla durata residua del mutuo. Se mancano 15 anni, ad esempio, la banca propone quindi di aggiungere al vecchio spread l’Eurirs a 15 anni. Di conseguenza chi surroga o rinegozia passando da variabile a fisso vedrà aumentare la propria rata. Perché rinuncia all’Euribor nullo e sposa un Eurirs, per quanto basso, comunque positivo e impattante sulla rata. Ma è chiaro che lo fa scommettendo sul futuro. Immaginando che gli anni che restano da pagare sono ancora tanti e, pertanto, fissare oggi un tasso fisso con gli Eurirs ai minimi storici (per quanti più cari dell’Euribor) non sarebbe male.

Questo significa, che tecnicamente chi oggi dovesse stipulare o surrogare un mutuo di 10-15 anni la soluzione a tasso variabile, per quanto poco gettonata dalle banche, sarebbe ancora da prendere in considerazione dato che il tasso variabile oggi costa circa la metà del fisso (1,5% contro 3% in media), dato che la gran parte degli interessi si paga nei primi anni e dato che i mercati (contratti future) ci dicono che la Bce potrebbe smuovere all’insù i tassi nel 2020.

Del resto, bisogna anche rispondere a questa domanda: perché le banche stanno spingendo i mutuatari dal variabile al fisso? Indebitarsi (per le banche) a tassi negativi e strappare un Eurirs positivo, seppure basso, può rappresentare una nuova forma di trading, alternativa a quella (ormai prosciugata) praticata sui titoli di Stato negli ultimi tre anni.

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