21 Settembre, una giornata senza emissioni

Giornata Internazionale Zero Emissioni

Nasce nella provincia canadese della Nuova Scozia molti anni fa con l’obiettivo di dare al Pianeta un giorno di pausa dai gas serra. Un messaggio semplice che viene codificato a livello internazionale dal 2008 ed è oggi tradotto in 12 lingue tra le più diffuse al mondo, dal portoghese all’arabo, passando da russo e mandarino: ridurre il più possibile il proprio consumo, diretto o indiretto, di energia proveniente da combustibili fossili.

Quella contro l’inquinamento atmosferico è una battaglia che muove sempre più attivisti e istituzioni, tra cui l’Europa è capofila.

Il 28 giugno scorso, per la prima volta al mondo, una legge del Consiglio UE ha sancito l’obiettivo vincolante della neutralità climatica per i suoi Membri.

Nuovi provvedimenti UE

Ovviamente tra le misure stabilite molte riguardano il campo dei trasporti e dell’acciaio, ma anche l’edilizia sarà coinvolta, dal momento che,  secondo un rapporto della Global Alliance for Buildings and Construction, il settore è responsabile del 38% della CO2, del 50% di estrazione di nuove materie prime e del 35% del consumo di acqua potabile a livello globale.

La commissione ha fissato dei passaggi intermedi per arrivare alla neutralità ambientale prevista per il 2050, come lo stop ai motori a combustione entro il 2035 e l’obiettivo delle zero emissioni per il comparto elettrico entro il 2040.

Ad oggi le manovre più significative riguardano il traguardo fissato per il 2030: “Fit for 55” (Pronti per il 55) è il pacchetto di sostegni, impegni e regolamentazioni varato a luglio con lo scopo di raggiungere la riduzione del 55% delle emissioni, rispetto ai livelli del 1990.

Fit for 55 e mercato immobiliare

Per farcela, i Paesi Ue dovranno tagliare ogni anno dell’1,5% i loro consumi a partire dal 2024. Serviranno dunque edifici più efficienti con sistemi di isolamento, riscaldamento e condizionamento all’avanguardia che ci si aspetta generino 160mila nuovi posti di lavoro solo nelle costruzioni.

Oggi in Europa, infatti, si riqualifica appena l’1% degli immobili, ma Bruxelles spera che il Recovery Fund possa contribuire a far raggiungere 35 milioni di edifici green entro il 2030, partendo dall’aumento della quota di rinnovabili nei sistemi di riscaldamento.

D’altronde le energie verdi sono al centro del programma di rinnovamento: secondo le stime, solare ed eolico dovrebbero contribuire per il 70% al fabbisogno energetico e l’idrogeno potrebbe essere il nuovo combustibile di punta nel settore dei trasporti.

Bruxelles ha proposto l’istituzione di un fondo per aiutare i cittadini ad investire nell’efficienza energetica, per riscaldamento o mobilità, finanziato da misure dello stesso pacchetto.

La nuova tassazione riguarderà il contenuto di energia dei prodotti (e non più i volumi totali) e a partire dal 2026 verranno introdotti dazi con lo scopo di contrastare delocalizzazioni e concorrenza di aziende sottoposte a meno vincoli ambientali e parallelamente incentivare politiche green nei Paesi terzi.

Altra linfa verrà dall’ ETS, il mercato degli scambi di quote di esalazioni fra le industrie più virtuose e quelle più inquinanti, che in 16 anni ha permesso la riduzione del 43% dei gas serra nei settori più energivori. Per questo è prevista una sua estensione e la creazione di un mercato specifico per l’ambito edile.

Un traguardo storico

La rivoluzione parte dopo un anno storico. L’Eurostat, infatti, riporta che nel 2020 l’elettricità da fonti rinnovabili ha superato quella prodotta da combustibili fossili. Questa buona notizia è sicuramente influenzata dalla minor domanda in ambito industriale dovuta al lock down, ma resta un ottimo segnale per le sorti del clima e la realizzazione di questi ambiziosi progetti.

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